Nel 2026, con i tassi BCE in diminuzione progressiva, il tasso variabile è nuovamente competitivo. Il tasso fisso offre certezza della rata. Per orizzonti superiori a 20 anni il fisso è preferibile. Per 10-15 anni, il variabile potrebbe risultare complessivamente meno costoso.
Risposta completa
La scelta tra tasso fisso e variabile nel 2026 dipende dalle aspettative sui tassi BCE e dalla propensione al rischio del mutuatario. Contesto 2026: dopo i rialzi del 2022-2023 (picco al 4,5% il tasso di deposito BCE) e i tagli avviati dal 2024, il tasso di deposito BCE si trova nel 2026 intorno al 2,25-2,75%. I mutui fissi scontano le aspettative sui tassi a lungo termine, con tassi IRS (Interest Rate Swap a 20 anni) intorno al 2,8-3,2%. I mutui variabili (indicizzati all'Euribor 3 mesi) si trovano intorno al 3,0-3,5% incluso lo spread bancario. In questo scenario: tasso fisso a 20-30 anni: consigliabile per chi ha una rata al limite della propria capacità (no rischio di aumenti), orizzonte di lungo periodo (20+ anni), avversione al rischio. TAN indicativo: 3,2-3,8% per prima casa. Tasso variabile: consigliabile se si prevede che i tassi BCE continuino a scendere, l'orizzonte è di 10-15 anni (meno esposizione al rischio di variazioni), si ha un cuscinetto finanziario per assorbire eventuali aumenti. TAN indicativo: 2,8-3,4% per prima casa. Tasso misto con cap: soluzione intermedia — variabile con tetto massimo, protegge dagli scenari peggiori pur permettendo di beneficiare di eventuali cali. Consigli pratici: confrontare sempre il TAEG (che include tutti i costi), non solo il TAN; ottenere preventivi da almeno 3-4 banche; considerare i costi di surroga se in futuro si vuole cambiare tasso.
Jarvis può rispondere a domande più specifiche sulla tua situazione — disponibile 24 ore su 24, senza attese.