Il rischio principale è la revocabilità della donazione: i legittimari (figli, coniuge) del donante possono impugnare la donazione entro 20 anni per lesione di legittima, rendendo insicuro il titolo e rendendo difficoltosa la successiva vendita o l'ipoteca dell'immobile.
Risposta completa
Ricevere un immobile in donazione è un atto generoso ma comporta rischi significativi per il donatario (chi riceve). I principali rischi: (1) Riduzione per lesione di legittima: se il donante ha eredi legittimari (figli, coniuge, genitori) che al momento della donazione o alla sua morte avranno una quota ereditaria lesa dalla donazione, questi possono agire in giudizio per farla 'ridurre' (art. 563 c.c.) entro 20 anni dalla trascrizione dell'atto di donazione. Il donatario potrebbe dover restituire l'immobile o pagare un conguaglio in denaro. (2) Difficoltà di vendere o ipotecare: le banche sanno che la donazione è 'fragile' e spesso rifiutano di concedere mutui su immobili acquistati o ricevuti in donazione da meno di 20 anni. Anche la successiva vendita può essere complicata perché l'acquirente vuole titoli di provenienza 'sicuri'. (3) Revoca per ingratitudine: il donante può revocare la donazione in caso di comportamenti 'ingrati' del donatario (art. 801 c.c.): atti che mettono in pericolo la vita del donante, reati gravi nei suoi confronti, gravi ingiurie. (4) Imposta di donazione: l'atto è soggetto a imposta di donazione (3-8% in base al rapporto di parentela), salvo franchigie (€1 milione per donazioni tra genitori e figli). Soluzioni per ridurre i rischi: Polizza fideiussoria del donante a favore degli eredi legittimari, affiancamento della donazione con un testamento che 'ratifichi' la volontà, attesa dei 20 anni o rinuncia dei legittimari.
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