Dipende dall'obiettivo: se si ha bisogno di liquidità o il rendimento è sotto il 3% netto, conviene vendere; se il rendimento è superiore al costo del capitale e la zona è in rivalutazione, conviene tenere.
Risposta completa
La decisione di vendere o mantenere un immobile è una delle più complesse nell'investimento immobiliare e dipende da molti fattori. Indicatori che suggeriscono di vendere: rendimento netto inferiore al 2-3% (meno di quanto rende un BTP o un fondo monetario con meno rischio); immobile in zona stagnante o in declino demografico; costi di manutenzione elevati o imminenti; opportunità di reinvestire il capitale a rendimenti superiori; necessità di liquidità per altre esigenze. Indicatori che suggeriscono di tenere: rendimento netto del 4-6% o superiore in zona con domanda stabile; immobile in zona in rivalutazione (Pigneto, Garbatella, Testaccio a Roma) con trend positivo; assenza di alternative di investimento migliori per profilo rischio/rendimento; pianificazione successoria (trasferire ricchezza agli eredi in forma immobiliare). Attenzione alla plusvalenza: vendere entro 5 anni dall'acquisto può generare plusvalenza tassabile al 26%; aspettare i 5 anni elimina questa tassazione (per immobili non prima casa). Il momento del mercato conta meno di quanto si pensi: tentare di 'timingare' il mercato immobiliare è notoriamente difficile. Meglio basarsi sui fondamentali del singolo immobile e sulle proprie esigenze finanziarie.
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