A Roma nel 2026 il buy-to-let è ancora conveniente nelle zone con alta domanda: rendimenti lordi del 4-6% su canone libero, con ottimizzazione fiscale tramite cedolare secca; la chiave è la scelta della zona e del tipo di contratto.
Risposta completa
Il buy-to-let (acquisto per locazione) a Roma nel 2026 rimane una delle strategie di investimento più utilizzate, anche se il contesto è cambiato rispetto agli anni precedenti. I rendimenti lordi variano per zona: 4,5-6% nelle zone di media domanda come Pigneto, Garbatella, Tiburtino; 3,5-5% nelle zone premium come Prati e Trastevere (dove i prezzi sono alti ma i canoni non crescono proporzionalmente); 5-7% nelle zone universitarie o vicino ai grandi hub di lavoro con locazioni a studenti o transitorie. Il rendimento netto dipende dal regime fiscale: con cedolare secca al 21% (canone libero) si paga meno IRPEF; con cedolare secca al 10% (canone concordato) si riduce il carico fiscale ma si abbassa il canone massimo. Fattori di rischio da considerare: vacancy (periodi senza inquilino); morosità (mitigabile con garanzie assicurative); costi di manutenzione (stimare 0,5-1% del valore annuo); tassazione IMU sulla seconda casa. Per massimizzare il ROI nel 2026 è consigliabile valutare immobili da ristrutturare in zone in rivalutazione (Pigneto, Ostiense, Garbatella), puntando a un upgrade di classe energetica che aumenta il canone ottenibile.
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