L'imposta di successione si calcola sul valore catastale dell'immobile (rendita × 1,05 × 110 per abitazioni); per figli e coniuge la franchigia è €1.000.000 per erede con aliquota 4% sull'eccedenza.
Risposta completa
L'imposta di successione (D.lgs. 346/1990) si calcola sul valore globale dell'asse ereditario. Per gli immobili, la base imponibile è il valore catastale rivalutato: rendita catastale × 1,05 × coefficiente (110 per abitazioni non di lusso). Le aliquote variano in base al grado di parentela: coniuge e figli (parenti in linea retta) pagano il 4% sull'eccedenza rispetto alla franchigia di €1.000.000 per ciascun beneficiario; fratelli e sorelle pagano il 6% oltre la franchigia di €100.000; altri parenti fino al 4° grado pagano il 6% senza franchigia; soggetti non parenti pagano l'8% senza franchigia. In pratica, se un figlio eredita un appartamento con rendita catastale di €800 e valore catastale di €92.400 (800 × 1,05 × 110), l'imposta di successione è zero perché sotto la franchigia di €1.000.000. Se invece il valore supera la franchigia, si applica il 4% sull'eccedenza. Per ogni immobile si pagano anche l'imposta ipotecaria (2% del valore catastale, min €200) e l'imposta catastale (1%, min €200), indipendentemente dal grado di parentela.
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