La classe energetica incide mediamente del 3-12% sul valore: passare da classe G a classe A può aumentare il valore del 10-15% e riduce drasticamente i costi operativi per l'inquilino o il proprietario.
Risposta completa
La classe energetica è diventata uno dei fattori più rilevanti nella valutazione immobiliare, soprattutto dopo le direttive europee sull'efficienza energetica (EPBD 2023 e recepimento italiano). A Roma, i dati mostrano che immobili in classe A o B si vendono mediamente al 8-15% in più rispetto a immobili equivalenti in classe F o G. Questo premium è giustificato dai minori costi energetici annui: un appartamento di 80 mq in classe A ha costi di riscaldamento/raffrescamento di €400-€600/anno contro €1.500-€2.500/anno della classe G. Le banche tengono sempre più in considerazione la classe energetica nella concessione dei mutui (alcuni istituti offrono spread più bassi per i mutui green su immobili in classe A o B). Per gli investitori che affittano, una classe energetica alta aumenta il canone ottenibile (+5-10%) e riduce la vacancy. Dal 2027-2030 la direttiva europea prevede requisiti minimi obbligatori per locare o vendere immobili, che potrebbero penalizzare fortemente gli immobili in classe E, F, G. L'APE (Attestato di Prestazione Energetica) è obbligatorio per vendita, locazione e preliminare.
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