Fiscalità

Tassa di Soggiorno per gli Affitti Brevi

La tassa di soggiorno è un tributo comunale a carico degli ospiti che pernottano in strutture ricettive o in case in affitto breve, riscosso dal locatore o dal gestore e versato al Comune. A Roma si applica anche agli affitti brevi turistici.

Definizione completa

La tassa di soggiorno è un'imposta comunale, non statale, che i Comuni italiani possono introdurre per finanziare servizi legati al turismo e alla fruizione del territorio. A Roma, dove il tributo è ufficialmente denominato contributo di soggiorno, come in molte altre città a forte vocazione turistica, questa imposta si applica non solo ad hotel e strutture ricettive tradizionali, ma anche agli affitti brevi turistici gestiti da privati attraverso piattaforme online o direttamente. Il soggetto passivo dell'imposta, cioè chi la paga effettivamente, è l'ospite che soggiorna nell'immobile: il proprietario o il gestore dell'appartamento agisce invece come responsabile della riscossione e del versamento al Comune, non come contribuente in senso proprio.

Dal punto di vista operativo, il locatore che affitta in modalità breve deve applicare l'importo dovuto per ogni notte di soggiorno e per ogni ospite, secondo le tariffe e le eventuali esenzioni stabilite dal Comune di Roma con proprio regolamento (ad esempio per i minori o per particolari categorie di soggetti, la cui disciplina può essere aggiornata periodicamente). L'importo viene solitamente richiesto in aggiunta al canone di locazione e comunicato in modo chiaro all'ospite al momento della prenotazione o dell'arrivo. Il proprietario ha quindi l'obbligo di incassare la somma dovuta e di riversarla al Comune secondo le scadenze e le modalità telematiche previste, che possono prevedere una rendicontazione periodica delle presenze registrate. Quando la prenotazione avviene tramite piattaforme online, queste possono in alcuni casi provvedere direttamente alla riscossione e al riversamento del tributo, secondo gli accordi in essere con l'amministrazione comunale: è opportuno verificare come opera il canale utilizzato.

È importante distinguere con chiarezza la tassa di soggiorno dalla tassazione sui redditi derivanti dalla locazione breve, poiché si tratta di due obblighi di natura completamente diversa. La tassa di soggiorno, come detto, è un tributo che grava sull'ospite e che il proprietario si limita a raccogliere e trasferire al Comune: non costituisce un ricavo per il locatore e non concorre alla formazione del suo reddito imponibile. La tassazione sui redditi da locazione breve, invece, riguarda le somme che il proprietario incassa a titolo di canone per la messa a disposizione dell'immobile e può essere assoggettata, a seconda delle scelte del contribuente, a cedolare secca o a tassazione ordinaria, con adempimenti dichiarativi distinti.

A titolo di esempio pratico, si pensi a un proprietario che affitta per pochi giorni un appartamento a una famiglia in visita nella Capitale: al momento del check-in, oltre al canone concordato per il soggiorno, il locatore richiede l'importo della tassa di soggiorno calcolato in base al numero di notti e di ospiti non esenti. Questa somma verrà poi versata al Comune di Roma secondo le procedure previste, mentre il canone di locazione, distinto e separato, seguirà le regole fiscali proprie della locazione breve ai fini delle imposte sui redditi.

Proprio per la complessità e per i frequenti aggiornamenti normativi che riguardano aliquote, esenzioni e modalità di versamento, chi gestisce affitti brevi a Roma dovrebbe verificare periodicamente il regolamento comunale vigente e, in caso di dubbi sugli adempimenti fiscali collegati, consultare un commercialista o un professionista qualificato per evitare errori nella gestione degli obblighi tributari.

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